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# 045 | Il magico potere dell’accettazione

# 045 | Il magico potere dell'accettazione 1Quando mio figlio Elia aveva 4 anni, uno dei momenti più belli della mia giornata era la preparazione di lui e il fratellino Mattia per andare a dormire. La preparazione era un momento di gioco, di scherzi, di chiacchiere e di divertimento: un momento speciale in cui “recuperare” la lontananza forzata dopo un’intera giornata di lavoro fuori casa.

A volte però questo momento diventava con Elia una vera e propria battaglia. Elia non ne voleva sapere di svestirsi, lavarsi e mettersi il pigiama. Qualsiasi diversivo, scherzo o gioco non avevano alcun potere. Quando lo costringevo, Elia si metteva a piangere, faceva mille capricci e con le lacrime agli occhi mi diceva – Papà, vai via, vai via, vai via, non ti voglio!

Lo ripeteva guardandomi negli occhi e respingendomi fisicamente con le braccia e con le gambe. E più mi avvicinavo e insistevo, più ripeteva: – Papà, vai via!

La cosa terribile era che sentivo tutta la sua sincerità in quello che diceva: Elia davvero non mi voleva. E infatti lo ribadiva e quasi sempre chiudeva con la frase – Voglio mamma!

Le prime volte che questo succedeva sentivo una vera e propria pugnalata al cuore: non riuscivo ad accettare il rifiuto di mio figlio, per cui provo un amore viscerale incondizionato. Non lo meritavo, non gli avevo fatto nulla di male.

Mi sentivo ferito, arrabbiato, triste. Indispettito chiamavo la madre e me ne andavo lasciandolo con lei, quasi volessi farlo sentire in colpa per avermi trattato in malo modo. Insomma, in quel momento mi dimostravo molto più infantile di lui.

In una di quelle sere terribili, dopo averlo cambiato lei, mia moglie mi ha chiamato: – Gianluca, vieni. Elia vuole dirti qualcosa.

Quando sono arrivato, Elia mi ha guardato con degli occhioni da cerbiatto e mi ha detto: – Papà, scusa!

Queste parole mi hanno sciolto e ogni ferita emotiva si è rimarginata all’istante. L’ho stretto in un abbraccio fortissimo e mi sono sentito un idiota, un emerito idiota. Non era lui che doveva scusarsi ma io. Io perché non avevo ancora capito che quei capricci non erano un’espressione di un rifiuto nei miei confronti, ma semplicemente un segno di stanchezza. Quando era stanco Elia, come molti bambini, diventava facilmente irritabile e scontroso: era il suo modo di esprimere la stanchezza. E non potevo pretendere che un bambino di quattro anni avesse la consapevolezza e la capacità di gestire le proprie emozioni; non ci riuscivo io che sono adulto!

Da allora in poi ho imparato a riconoscere questo stato d’animo di Elia: quando mi dice di andare via, non me la prendo più. È solo stanchezza, penso. Così mantengo la calma; se la mamma è disponibile la chiamo e se non lo è mi invento nuovi espedienti per riuscire a prepararlo per andare a dormire.
E lo stato d’animo turbolento di Elia passa veloce come un temporale estivo.

Papà è sereno, Elia è sereno, possiamo andare a letto, leggere una favola e addormentarci felici.

👉 Esercizi e suggerimenti

Durata: 30 secondi

Frequenza: al bisogno.

Obiettivo: accettare gli stati d’animo delle persone che ci circondano.

Azione: spesso ci aspettiamo che le persone intorno a noi siano sempre coerenti, lucide e abbiano un comportamento impeccabile nei nostri confronti. Quando non rispettano queste aspettative ci sentiamo delusi e feriti, il nostro equilibrio emotivo ne viene intaccato e spesso reagiamo con rabbia, tristezza, chiusura o rancore. Quello che in questi casi rischiamo di scordarci è di avere di fronte una persona che, come noi, è governata da stati d’animo che ne condizionano i comportamenti. Se riusciamo a “leggerli”, accoglierli e accettarli, riconoscendoli come espressioni fisiologiche e umane, possiamo non lasciarci “toccare” e mantenere la nostra serenità. Inoltre il nostro atteggiamento farà sentire la persona accettata e non intaccherà il rapporto con lei.

Perciò quando rimani deluso da un comportamento di una persona, blocca la tua reazione automatica e fermati per qualche istante a riflettere sintonizzandoti in modo empatico su di lei e non su quello che suscita in te. Chiediti: qual è il suo stato d’animo? Cosa potrebbe turbarla? Il suo comportamento è dovuto da semplice stanchezza, stress, nervosismo, preoccupazioni? Se tu rappresenti per lei solo un momentaneo pungiball, come puoi reagire al meglio per rimanere sereno e allo stesso tempo aiutarla?  Pensa davvero le cose che dice o sono condizionate dal suo stato d’animo? Nell’eventualità fossi tu la causa del suo turbamento, è il momento migliore per chiarirsi o è meglio rimandare a quando le acque sono più calme?
Se alla fine della riflessione scopri che il suo comportamento è dettato solo da un suo turbamento emotivo e che tu non c’entri niente, lasciala sfogare fino in fondo: è solo un segno naturale della sua umanità e il caso è chiuso.
Se invece scopri che il suo turbamento dipende da te o da qualcosa che hai fatto, concorda con lei un momento per parlare, confrontarvi e chiarirvi.

🎧 Ipnosi

Se vuoi lavoro sulla tua capacità di accettazione ad un livello più profondo ti consiglio di ascoltare:

  • Apertura e accettazione 🎧. Si tratta di un’ipnosi che insegna una tecnica per accogliere, gestire e alleviare la sensazione di ansia ma che può essere utilizzata per ogni emozione spiacevole che vivi (puoi trovare la traccia nella sezione Calma l’ansia nell’app myipnosi).

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