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# 034 | 6 consigli per colmare il senso di vuoto

“Perché il vuoto vero è una cosa tremenda. Il vuoto vero non è il niente. Il niente è troppo poco.

Per dire, ecco due scene.

Uno: arrivi in una camera d’albergo e apri un cassetto per metterci la tua roba, il cassetto è vuoto e cominci a infilarci mutande magliette e calzini.

Due: torna a casa tua, nel cassetto più basso dell’armadio tieni tutti i soldi che hai, nascosti in una scatola di scarpe. Ti pieghi, lo apri, il cassetto è vuoto.

Ecco, questi sono due cassetti, e tutti e due sono vuoti. Ma sono la stessa cosa?

Non penso proprio.

Perché il vuoto vero non è il niente, ma il niente dove invece dovrebbe esserci qualcosa. Qualcosa di importante, che c’è sempre stato, poi a un certo punto guardi e ti accorgi che quella cosa non c’è più…Ecco, questo è il vuoto”.

(Fabio GenovesiEsche vive)


# 034 | 6 consigli per colmare il senso di vuoto 1Avevo appena finito di trascrivere questo brano quando Giacomo, entrato nel mio studio e sedutosi sulla poltrona, ha esordito con queste parole: – Sono state due settimane terribili, ho sentito un vuoto incredibile, non avevo voglia di far nulla, solo di dormire tutto il giorno e, terrificante a dirlo, di morire.

Sebbene sia rimasto un po’ sorpreso da questo esordio – anche se, data la frequenza con cui capitano, la sincronicità nei pensieri in terapia non dovrebbe più stupirmi – ho colto al balzo l’occasione per lavorare su quel senso di vuoto.

Giacomo è un manager aziendale che si era rivolto a me preoccupato per un abuso di alcol e di cibo che nell’ultimo periodo non riusciva più a controllare. Inizialmente non pensava che lo psicologo potesse aiutarlo, in fondo aveva sempre risolto i problemi per conto suo, ma un tentativo, magari solo per imparare a gestire lo stress che il lavoro gli dava, si poteva fare e, di sicuro, avrebbe tranquillizzato la sua famiglia che era molto preoccupata per il suo stato di salute.

Da uomo curioso e collaborativo qual è, Giacomo ha manifestato grande interesse per l’ipnosi, rimanendo stupito di quanto fosse piacevole viverla e dei giovamenti che si manifestavano nella sua vita. Senza che lavorassimo specificatamente sull’abuso di alcol e di cibo, aveva ridotto spontaneamente il bere e il mangiare e si sentiva meglio, fino al crollo comunicato nell’ultima seduta.

– Cos’è successo? Perché improvvisamente è comparso questo senso di vuoto? – mi chiede.
– Perché ha smesso di riempirlo di alcol e cibo, – rispondo io.

Aggiungo che la sua reazione non mi sorprende, anzi, che me l’aspettavo. Siamo arrivati al nocciolo del problema, a quel nucleo depressivo che veniva coperto dagli abusi. Ora sì che possiamo trovare la soluzione.

Gli racconto del passo di Fabio Genovesi e glielo leggo. Lui ascolta attento, annuendo per tutto il tempo.
– Vero, è proprio quello che ho provato io. Il vuoto non è il niente, ma il niente dove dovrebbe esserci qualcosa.
– Bene, Giacomo – ribatto. – Ora abbiamo due strade. La prima: ricominciare a colmare quel vuoto con l’alcol e il cibo. La seconda: scoprire cosa manca che ci dovrebbe essere. Quale scegli?

Sebbene la riposta sia scontata, non lo è per tutti. Molte persone, pur di non sentire quel vuoto, passano l’esistenza a colmarlo con dei palliativi: non solo alcol e cibo, ma anche fumo, droga, relazioni insoddisfacenti, psicofarmaci, lavoro, sesso, gioco compulsivo e altro ancora. Questo perché quel vuoto fa paura ed è doloroso.

Cosa fare allora per colmarlo in modo salutare? Ecco 6 consigli:

  1. Eliminare (un po’ per volta) tutte le condotte insane che lo coprono;
  2. Osservare i margini del vuoto, avvicinandosi piano come sul bordo di un cratere.
  3. Alimentare la fiducia che possiamo calarci al suo interno per conoscerlo.
  4. Permettersi di vivere quel vuoto ossia di stare in quella sensazione per gradi, aumentando il tempo di permanenza (5, 10, 15 minuti e così via)
  5. Accogliere tutto quello che emerge: ogni emozione, immagine, ricordo e pensiero.
  6. Scoprire cosa c’è al di là. A un certo punto il vuoto finisce, esattamente come quando ricompare la luce alla fine del tunnel. È il momento in cui arrivano le soluzioni e soprattutto abbiamo acquisito la confidenza e la capacità di stare nel nostro vuoto. Il vuoto non ci fa più paura, diventa una parte di noi con cui possiamo convivere.

Un vuoto pieno che non ha più bisogno di essere colmato.

👉 Esercizi e suggerimenti

Durata: 20 minuti.

Frequenza: più volte fino al raggiungimento dell’obiettivo.

Obiettivo: prendere confidenza e colmare il senso di vuoto in modo sano.

Azione: mettiti comodo su di una poltrona in un luogo dove nessuno ti disturba, fai un bel respiro e chiudi gli occhi. Segui il ritmo del tuo respiro e lasciati cullare immaginando di scendere nella profondità della tua mente dove tutto è calmo come sul fondo dell’oceano. Immagina di percorrere un viaggio dentro te stesso, all’esplorazione delle parti più remote e nascoste di te. Sai che c’è un vuoto laggiù, un buco nero, che a mano a mano che ti avvicini fa sentire la sua presenza e si trasforma in quella sensazione che conosci bene. Scegli quanto avvicinarti e come al suo bordo. Rispetta i tuoi tempi e i tuoi modi. Osserva dove arrivi, fermati se non te la senti di continuare. Rimani solo qualche istante per prendere confidenza e poi torna indietro, e mano mano che risali immagina di ritrovare la pace e la serenità iniziale.
Nel viaggio successivo, vai oltre, immagina di calarti nel vuoto in modo sicuro: c’è chi si ritrova sospeso, chi si cala con una corda, chi vola (con l’immaginazione puoi tutto). Vivi l’emozione anche se spiacevole e lascia che la tua mente ti metta in contatto con tutto ciò che può essere rilevante: pensieri, ricordi, immagini. Annotale e ritorna in superficie, riacquisendo la serenità iniziale.
Nel viaggio successivo, tuffati nel vuoto immaginando di esplorarlo per scoprirne le radici o cosa c’è al di là. Immagina di uscire dalla parte opposta e scopri cosa c’è. Spesso ci sono sensazioni piacevoli e positive. Accoglile per poi riemergere e sentire quanto quel vuoto si sia trasformato.

Nota: non esiste un numero di “viaggi” prestabilito; per qualcuno può essere sufficiente un unico viaggio, per altri più di uno. Suddividi il viaggio in tappe nel rispetto dei tuoi tempi e dei tuoi modi, non avere fretta. Se senti che la sensazione di vuoto è troppo forte per affrontarla da solo, chiedi un aiuto professionale che ti sappia guidare con sicurezza.

🎧 Ipnosi

Per affrontare le emozioni spiacevoli che la sensazione di vuoto può scatenare, puoi ascoltare la traccia ipnotica:

  • Come tracce sulla sabbia 🎧. Si tratta di un’ipnosi finalizzata  a gestire ogni forma di malessere emotivo modificando la modalità di rapportarsi ad esso. Le emozioni spiacevoli diverranno quindi meno esplosive, ostili e distruttive e avranno sempre meno influenza negativa. (Puoi trovare la traccia nella sezione Gestisci le emozioni).

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